Non ne posso più. Pochi minuti fa al telegiornale (e tanto non importa quale, si distinguono solo in base al mezzo busto che ci propinano di sera in sera) ho appreso che il giudice incaricato di decidere quale dovrà essere la morte di Piergiorgio Welby ha rimandato la “sentenza”.
Io credo che l’ Italia sia una nazione civile, sul serio. Si accende il dibattito (ancora ?!?) sull’ eutanasia, sulla sacralità della vita. La Sinistra si inalbera, la Destra reagisce, la Chiesa si schiera, ne parliamo tutti al bar. Per alcuni la scelta se continuare a vivere deve essere dell’ individuo, per altri invece è un dono irrinunciabile.
Non sto qui a sottilizzare sulle argomentazioni storiche, politiche, religiose, di opportunità che ruotano attorno ad un tema così centrale. Mi sta bene che ognuno dica la sua: mi reputo una persona con una formazione culturale sinistrorsa e profondamente atea, ma comprendo, rispetto e parzialmente condivido le tesi dei cattolici.
Però … però la vita è un “dono”, è un qualcosa in cui per un motivo o per l’ altro tutti noi che la sperimentiamo ci siamo imbattuti. Il Libero Arbitrio, che se non sbaglio viene tirato in ballo un po’ da tutti, ci permette di scegliere come spendere la nostra esistenza. C’è una postilla però: della tua vita puoi farne quel che vuoi, purchè tu ne faccia qualcosa.
Mentre il povero magistrato si trova incastrato in un ingranaggio molto complesso e preso tra tensioni di cui certo avrebbe fatto volentieri a meno, c’è una persona, un essere umano come voi e me che sta morendo. Questo è un fatto. Capita a tutti prima o poi di morire, alcuni hanno la sfortuna di una stretta convivenza con questa realtà . Ci sono i medici, gli infermieri, i religiosi, i parenti, i volontari. Ci sono tutte quelle persone che per necessità o virtù sperimentano la realtà ultima della nostra esistenza, che toccano con mano quanto dolore sia spesso riservato agli esseri umani.
Non dimentichiamoci però di coloro che soffrono in prima persona, gli ammalati, i sofferenti, i condannati.
Piergiorgio Welby morirà , certo. Morirà sia che riceva le migliori cure disponibili sia che non le riceva. Può morire per sua scelta o per il naturale decorso della sua esistenza. Soffocherà . Scivolando nell’ incoscienza se sarà assistito da personale ed apparati medici, oppure tra gli spasmi se verranno semplicemente interrotte le cure. E’ questo il caso che si verificherà qualora venga impersonalmente deciso così.
Piergiorgio Welby morirà , certo. Gli sarà impedito di andarsene nel modo scelto da lui di fronte alla assoluta certezza dell’ imminente morte, alla confidenza con il pensiero della morte datogli dalla sua condizione.
Non potrà decidere la sua uscita di scena, il finale della sua propria personale storia. Altri lo faranno per lui. Molto probabilmente nemmeno questi “altri” faranno LA scelta, giusta o sbagliata che sia.
Che rabbia!
Tags: eutanasia, ingiustizia, libero-arbitrio, welby









Io ho capito solo una cosa: che i giudici chiamati a decidere sperano che se ne vada da solo e il prima possibile…. o sbaglio?
infatti. ed è questo sopra ogni altra cosa che mi indigna.