Vista la recente e piacevole esperienza (di cui non ho ancora bloggato, mea maxima culpa) che mi ha causato la lettura di “La Matrice Spezzata” scritto da Bruce Sterling (da molti considerato un po’ il leader filosofico del cyber-punk), questa volta mi sono lasciato tentare dalla lettura di un altro suo romanzo: “Artificial Kid“.
La trama, in breve, è questa:
Il pianeta Reverie è frutto di un esperimento finito male: invece di una società senza diseguaglianze né odio, il panorama offre solo decadenza e rigide separazioni di casta. I ricchi e i potenti non abitano sulla superficie, ma in lussuose case orbitanti dove si dedicano al loro passatempo preferito: guardare in Tv i video di sesso e violenza estremi girati, migliaia di chilometri più in basso, dalle classi umili. L’eroe mediatico del pianeta Reverie si chiama The Artificial Kid ed è il campione di lotta ufficiale. E quando un pericoloso nemico scopre un segreto sul suo fosco passato, il lottatore deve affrontare il suo combattimento più duro, e trovarsi responsabile del destino di un intero pianeta.
Sebbene le tematiche di questo romanzo siano prettamente cyber-punk, in realtà il romanzo non ha una connotazione ben definita. La prima parte punta decisamente verso la sci-fi, la seconda parte è un discreto bolo di concetti sociologici triti e ritriti e la terza, come la fotografa genialmente RumoreBianco, fa decisamente il verso a Laguna Blu!
Se siete alla ricerca spasmodica dell’ennesimo romanzo cyber-punk e/o la vostra fame di pagine fantascientifiche vi tormenta la notte (come nel mio caso), vi lascio con un consiglio spassionato: *non* comprate questo libro, anzi, evitatelo come la peste.
Inutile!
Tags: artificial-kid, bruce-sterling, cyber-punk, fantascienza, libro, recensione, sci fi









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